Ci hanno insegnato a correre

Pubblicato da mimmopili1 il

Ci hanno insegnato a correre, come se prendersi del tempo fosse un peccato e qualcosa di cui vergognarsi. Sin da piccoli ci viene inculcato che dobbiamo essere i migliori, non importa a che prezzo, dobbiamo arrivare primi. Sempre.

E se la competizione non esiste, abbiamo il dovere di crearla.
Odio questa visione del mondo e la rifiuto categoricamente.

Il mondo è modellato sulla base di una gara tra individui. Il primo, il migliore, il più, è colui che ha successo.

Ma è davvero così? Dobbiamo davvero correre per toglierci delle soddisfazioni nel mondo moderno? A mio avviso no, e proverò a spiegarti perché.

La competizione non è sinonimo di qualità. La qualità è frutto di prove, di fallimenti, di cadute e di ultimi posti. Arrivare primi in tutto spesso ci annebbia la vista su quelli che sono i nostri punti deboli, quelli su cui abbiamo bisogno di lavorare per essere davvero persone migliori, non i migliori.

Mettiti l’anima in pace, non possiamo essere i migliori in tutto.

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Ci sentiamo capaci di tutto, l’obiettività viene sostituita da un ego spropositato, la superbia ci appanna la mente. E così, prima o poi sbattiamo ad un muro – o cadiamo dal gradino più alto – rendendo il fallimento più doloroso.

Sarai il migliore solo quando avrai capito che hai bisogno di migliorarti. Come sosteneva Socrate, il vero sapiente è colui che “sa di non sapere”. Avere una visione di questo tipo permette sempre di avere bene a mente l’obiettivo e che questo si raggiunge con il sacrificio, non con le scorciatoie.

Nella mia piccola esperienza, ho visto persone che per ottenere il massimo hanno intrapreso sentieri più rapidi, è vero, ma non sostenibili. Questo li ha portati in cima prima degli altri, ma hanno dovuto sopportare un peso che non era nelle loro possibilità.

È un po’ come prendere l’ascensore invece delle scale. L’ascensore ti permette di minimizzare gli sforzi, ma non di sapere come è fatto l’edificio. Se l’ascensore smette di funzionare, arrivare ai tuoi obiettivi, sarà molto più complicato e faticoso rispetto a colui che ha sempre affrontato le scale con sacrificio e pazienza, a costo di arrivare più tardi.

Ora, prenditi il tempo per osservarti, conoscerti, fare esperienza, cadere, fallire e prendi le decisioni in funzione alla tua storia. Non affrettare i tempi, tutto arriva per chi sa aspettare il momento giusto. Modella la tua vita in base alle tue esigenze, non a quello del “più veloce”.

La pazienza è l’arma che ti porta avanti, ma anche quella più difficile da maneggiare. Non confondere questo con procrastinare, il vero male dell’età moderna. Attendere non significa perdere tempo. Bisogna essere bravi a capire come l’ambiente sta mutando e coglierne le occasioni: l’attesa in questo caso paga, perché così agendo si ha quel tempismo perfetto, quello che non anticipa e non posticipa gli eventi.

Il mito della competizione, prima o poi, fallirà. Non possiamo essere i migliori in tutto. Abbiamo il bisogno di raggiungere la nostra meta grazie all’aiuto di qualcun’altro.

Non c’è nessuno al mondo, nemmeno la persona più di successo che ti possa venire in mente, che si sia costruita completamente da solo. Ad un certo punto della vita ha avuto il bisogno di condividere lo sforzo con qualcuno, di fermarsi e capire cosa lo circonda.

Quello che non ci insegnano è proprio questo: condividere. Farsi forza l’uno con l’altro, mettere in comune le proprie qualità e ragionare sui propri difetti. Infatti, non siamo disposti a condividere il successo con gli altri, perchè ci hanno sempre raccontato la verità secondo cui il mondo è in una perenne competizione con se stesso.

Ecco, io non la penso così. I miei successi dipenderanno da tutte quelle persone che, nel bene o nel male, sono entrate nella mia vita e mi hanno suggerito – anche implicitamente – di fermarmi, osservare chi e cosa ho intorno, e continuare a credere in ciò per cui sarei disposto a fallire e arrivare ultimo.

Ci hanno insegnato a correre, come se fosse l’unica arma per essere i migliori. Dobbiamo disimparare a vedere la vita come una gara, bensì come un gioco dove il fallimento e il successo sono condivisi tra tutti coloro ne fanno parte. 

Non dobbiamo essere i migliori, ma persone migliori!

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